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Egitto

Tra il cielo
e l’acqua, lenta
ragazzi in festa
cantano del fiume
la gioia sonnolenta
dietro il rubino
brilla minaccioso
degli aridi monti e colli
custodi di millenarie
salme
l’ondeggiare roccioso
del deserto.
Dio sole scalda
di questa terra il cuore.
Falco a margine del cielo
immortali figure di pietra
osservano quiete
lo scorrere d’un tempo
che non muore
sospeso,
come sospesa pare
la vita in questa
lama azzurra e verde
in un deserto in cui
la vista si perde.

Valzer

Degli strascichi,
delle parole, il valzer.
Nella danza dissennata
di quel che l’anima
suggerisce.
Batte il tempo
nelle vene:
un due tre.
un due tre.
c’è un po’ d’amore
anche per me?

Degli sguardi
dei messaggi, il valzer.
Nell’accorto intrigo
di quel che Amore
suggerisce.
La mente ascolta.
ritmo nelle vene:
un due tre.
un due tre.
un due tre.
un due tre.
c’è un po’ d’amore
anche per me?

Delle certezze,
delle incertezze, il valzer.
Nella giga scatenata
l’emozione che scuote
la paura di sbagliare.
L’anima, la mente, il cuore
cercano il tempo:
un due tre.
un due tre.
un due tre.
un due tre.
un due tre.
un due tre.
c’è un po’ d’amore
anche per me?.

Passerò una notte

Passerò una notte
tra i tuoi sogni
e sarò l’albero caduto
o il sole addormentato
nel rosso delle foglie d’acero.
Sarò un’ombra che muove
tra la folla sotto la pioggia,
una spuma bianca
nel mare in tempesta.

Passerò una notte
tra i tuoi sogni
varcherò la soglia delle dune
nell’arso deserto
della memoria
e sarò un bagliore azzurro
il brivido d’una goccia
sulle labbra
sulla fronte corrucciata,
nel ricordo della nostra vita
o di quel poco che ne resta.

Questo è un deserto di anime

Questo é un deserto di anime
naufraghi di sabbia,
non un refolo di vento
increspa le onde o sfuoca
il margine tagliente delle dune,
la tempesta é dentro noi
siamo noi quell’ombra
che si scorge all’orizzonte
quel miraggio che appare
e scompare.
Riflessa
la sua immagine:
sullo specchio di casa,
sulle scintillanti vetrine,
sui visi addormentati
dietro i vetri delle corriere;
ricorda a noi
il suo grido d’aiuto. 

Monte Carlo 15 marzo 02

Passandomi accanto

Passandomi accanto
lanciasti verso me
il capo lievemente reclinato
un sorriso mesto
forse un segno di dolcezza
mi chiedesti silenziosa:
– solo un sorriso…

Passandomi accanto
i capelli lunghi e neri
ad incorniciare il pallido viso
il tempo rallentato
come in una moviola
sperasti in un mio gesto
– una mia parola

Così ci sfiorammo
ed incrociammo
ancora una volta la vita
alla tua richiesta
rispose il mio silenzio
alla tua afflizione
il mio inappagato dolore.

 

Ventimiglia, 15 marzo 02

Sii come l’acqua

Le parole chiuse
e segregate
in fondo alla gola.

Un bacio tradito
guardo a mani legate
in una direzione sola.

Dinanzi a me
due strade asfaltate
il bivio della vita.

Dinanzi a me
sole e nuvole bianche
un immagine sbiadita.

Sii come l’acqua.

Un fiume, un mare
qualche onda da domare
goccia di pioggia o di rugiada.

Chiudendo gli occhi
ascolto il cuore
e prendo la mia strada.

Legato ad un filo di luce

Anche nelle notti più serene
il mio sonno come uno specchio in frantumi
la luce dei lampioni lattiginosa sul soffitto
la stanza che pare avvolta da un pallido telo.
Battono lo stesso tempo, scoordinati:
l’orologio sul muro,
la sveglia,
il crono al mio polso
e la goccia d’acqua che perduta nel lavabo
raggiunge faticosa:

le curve del sifone,
l’anello contro il muro
per perdersi fino in fondo… giù nel pozzo.

E così si perde il mio pensiero,
nel barlume dei fari d’un auto,
nel ronzio d’un’ Ape che, traballante
si piega e curva all’incrocio addormentato,
tra semafori incerti e lampeggianti.

Tutto sembra battere un suo misterioso tempo la notte,
come dita che battono nervose sul tavolo
nei pesanti silenzi, nelle attese impazienti.

 

Tutto legato ad un filo tenue di luce
riflessa dalla luna, nata dalle stelle.

Finche il giorno
il sospirato o temuto giorno,
non darà le sue risposte,
porrà altre domande.

Paternità negata

Voi avete un bimbo
che dorme sereno
con il capo appoggiato
mollemente
sulla vostra spalla,
e le braccia che oscillano
a penzoloni,
mentre spingete
lentamente
il portone di casa.

 

Ho cento bambini
sospesi  sul mio capo
sulle mie spalle
come una tetra danza,
che piangono
la loro morte inutile
mentre osservo
le vostre figure svanire
dietro il portone
che si chiude. 

Oltre l’orizzonte

Sono io
che porto
l’ultimo
inutile
scampolo
del ricordo.

Sei tu
che poni
la frontiera
tra l’amaro
il dolce ed ancora
l’amaro.

Siamo noi
che volgiamo
il capo, incoscienti,
verso l’inutile
quotidiano gesto
del ricomporre.

Ciò che ha fine
non si dissolve
nel nulla
si trasforma.
Spetta a noi
smascherarlo

Il tuo amore
giace intorpidito
tra le coperte
dietro l’anta
socchiusa
dell’armadio.

Il mio s’arresta
dinanzi allo scoglio
alle mareggiate
attende oltre
l’orizzonte
l’immensa onda.

Se

Se
una parola sola
o qualche riga
non scritta
ma sospirata
avesse mosso
in voi un brivido
un moto dell’anima,
rimosso un pensiero
dall’ombra dove
ben nascosto
giaceva.

Se
ciò che ho dentro
ha seminato
in voi qualcosa
che cresce.

Se
ho lasciato
un segno
un dubbio
una domanda…

E se pure
aveste provato
fastidio persino
indifferenza
leggendo
con noia e
con diffidenza.
ciò che scrissi

Ringrazio voi
per aver dedicato,
leggendo le
povere mie parole,
un po’ della vostra
alla mia vita.