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Nascondendo

Ne ho fatta di strada

ho usato ogni mezzo,

allontanandomi…

Per fuggire?

Per andar via?

Verso quale meta?

Se, ad ogni approdo,

oltre il mare, oltre i monti,

oltre le porte del sonno

oltre ogni ammissibile frontiera

m’aspettavano i tuoi occhi.

 

Ho chiuso mille porte,

accostate sopra i muri

d’immagini dei miei sogni

e su loro adagiate

con movimenti lenti;

di sequenza drammatica;

di ricordo assopito

nelle strade buie

della mente.

 

Nascondendo ad esse

i tuoi, i miei occhi.

 

Nascondendo a me

i miei sogni, le mie promesse…

Ventimiglia, 27 gennaio 02

L’amante

L’amante
sfiora la tua pelle
con lo sbuffo d’aria
della veste
d’un passante.

L’amante
nasconde le sue labbra
nell’astuccio
dei rossetti
e con essi
le tue labbra sfiora,
mentre scegli attenta
tra rosso pervinca,
terra d’oriente
o elettrico viola.

L’amante
t’accarezza i capelli
con le mani dolci
della sciampista,
un bacio caldo
sul collo con il fon,
suo l’odore della terra,
sue le parole
delle frasi rubate
alle persone
affaccendate,
delle note dissolte
sulla scia d’un rombo
di motore
che fugge
chissà dove.

Scompiglia gli anelli
nei cassetti,
l’amante,
abbandona, nel silenzio
della notte,
l’eco del suo nome
sul tuo cuscino,
traccia sul soffitto
con i fari
d’auto perdute
nella notte
il ricordo dell’estate
le sue stelle cadute
L’amante
sussurra il suo amore
con il ticchettio
d’un esausto rubinetto,
– T’amo, t’amo, t’amo.
mormorio d’acqua,
in ogni goccia
– T’amo, t’amo, t’amo.
perdendosi nel bianco
d’uno spossato lavandino.

L’amante
lascia di sé
tracce ovunque.
ampie foglie
di magnolia
fremono
al tuo passaggio
come le sue mani
su di te.

Le nuvole, il pulsare del cuore ed il destino

Forse ho mentito troppo a me stesso
nel modo in cui ho spogliato il tuo sorriso
dalle guglie degli sguardi, dalle stupite pupille,
quando mi ponevi semplici domande
alle quali la risposta era: – T’amo… t’amo?

E quando appoggiasti stanca la testa sulla spalla
il modo in cui ti addormentasti nel mio sorriso,
nascosta dalle lame dei fari acuminati,
immortali gocce di pioggia e voci nel silenzio,

Assurdo sarebbe stato a questo punto, dirsi addio.

Non ci sono nuvole a disegnare il nostro destino,

C’è sempre un vento bieco a scompigliare le carte
– Non sono ancora pronta – mi dicesti – Arriverà il giorno.
Intanto che il tuo cuore batteva il tempo, lo stesso,
inesorabile tempo, che pulsava martellante nel mio.

Ventimiglia 10 febbraio 02

Milano è nebbia, Marina ha nel cuore Bordighera

Milano è nebbia
anche la tua figura
rapita nell’ombra
inattesa s’offusca,
nascosta sotto la sciarpa
attraversi la strada.

Forse un raggio di sole
ed un orizzonte turchese
lontano confine del mare
tra le case di Bordighera
riflessi nel tuo sguardo,
incidi irrequieta la vita,
negli occhi tuoi – attenti.

Ventimiglia 18 febbraio ‘02

Il sapore della tua luce

E’ vero
sono confuso
non è l’alcol
sceso a fiumi
nei calici
Ti avrei presa
e spogliata
lì sul divano,
ho lasciato scivolare
la mano,
nello spiraglio
che s’offriva
sul fondo schiena
nudo.
Sono confuso
e s’agitano le persone
si lasciano,
– vuoti a perdere –
persi nel vuoto
se ne andranno
uno dopo l’altro
come auto
scompaiono dietro
curve e tornanti.
Rimarrai tu,
a me accanto?
o te ne andrai?
Così d’incanto.
Sono confuso
e pesano le parole
battono pesanti
come magli
sul cuore,
e palpitare
nel sospeso
scalpitare,
disarcionato
dal mio respiro
vado cercando
brancolando,
il sapore
della tua luce.

Ventimiglia, 17 febbraio ‘02

Acrobata

Se leggero appare
il tuo disegno in filigrana
lascio il tuo ricordo
come un acrobata
tra i trapezi…
sospeso,
mente in subbuglio,
occhi annebbiati,
cuore a pezzi.

Se sottile cade
il filo sul quale danzo
respiro trafelato,
io acrobata tra presente
e passato
sospeso,
in un tempo vago
attimo dopo attimo,
io, sconvolto e perduto,
tra un passato incerto
un futuro dimenticato.

Ventimiglia, 25 febbraio ‘02

Madre

Madre

modesta

ed indifesa

tu sospingi lenta

sulle ruote di gomma

quel che t’allieta

piccola bocca

desiderosa

d’avere te

madre.

 

Padre

onesto

ed operoso

deciso, segui

col viso rubino

la donna, il suo passeggino,

ricordi

le corse?

la bici

e le cadute

rovinose?

le gambe

scorticate e rosse,

e le gote infuocate

tra le risa e le pallonate?

Ventimiglia, 25 febbraio ’02

Senza titolo

Facile
– Ti amo –
sono foglie

– Ti amo –

la vita è il vento

vento abile

che scompiglia

facile i capelli

e sposta

l’amore

i suoi orpelli.

Facile

– Ti amo –

e dopo

placata la tempesta

cosa resta?

Un mare di baci

arenati

come balene

sulla sabbia,

tv, cinema e caffè

disco music,

balla anche te!

Lontani

senza rabbia.

Facile

– Ti amo –

oggi viaggi

su Jet argentati

il cielo è sereno

le nubi, la pioggia

sotto di noi,

e sotto di noi

cumuli di noia.

Non gocce

ne ghiaccio

piove solo roccia,

è così faticoso

dirlo – Ti amo –

Come questa

poesia

senza titolo.

Ventimiglia, 25 febbraio ‘02

Oltre il cielo

Oltre il cielo,

stelle
a miliardi
e buio
e ancora stelle
ed ancora tenebre,
oltre la nostra
memoria,
oltre il ricordo
di coloro che,
ancor prima
delle nostre pene,
diedero inizio
a codesto
conto senza fine.

Tutti un po’
infelici sotto
questo cielo,
affidiamo ciechi
alle stesse stelle
il nostro destino,
comprendiamo
la nostra misera
gioia, nell’attimo
in cui si perde
per sempre
la luce d’un astro,
ancora acceso
negli occhi
dell’ultimo uomo.

Con lui,
solo con lui
si spegnerà
l’eterno.

Ventimiglia, 1 marzo 02

Vertigine

I miei piedi
nelle scarpe,
e le scarpe
sul marciapiede,
sprofondano
nel centro
arroventato
della terra.

La mia testa
in un vortice
d’atomi e astri
impazziti
ruota, forse
su se stessa.

Non c’è vuoto
né materia
attorno a me,
e l’esistenza
è un turbine.
Un turbine
lucente
e oscuro.