Vai al contenuto

Biografia

https://plus.google.com/+EmilioFerroPoeta1956/posts/N4ieRjDJ5NR

DEL MISTERO IN TE

C’è poco da fare
ancor meno da dire
quanto di me ho perso,
ed inutile cercare
immaginare
o capire.

C’è molto nel tempo
ancor più nei tuoi occhi
e quanto di me avrai scoperto
ed inutile cercare
fantasticare
e penetrare
nell’ovvio mistero.

Mistero d’un tuo gesto
delle tue poche
e semplici parole
a scavare, scavare…
dei silenzi
e della tua pazzia
che dilagando contagia.

Della tua lingua
che esplora in me
nuove parole
il tuo corpo
un onda su di me
che spezza il fiato
scioglie i nodi
ed io esausto
esplodo a fiotti.

Ed inutile cercare
capire e penetrare
nell’ovvio mistero.

Del mistero in te.

Germinal

Osservi le tue mani
attenta
musica e colori
intorno a noi.
Il visconte dimezzato
sceglie
della vita
quel che in noi
non è dimenticato
Hai lasciato nella casa
un bagliore
un’immensa gioia
nella luce che l’inonda
rimane l’impronta
delle tue ali d’airone
argentato
del sorriso tuo
cristallino.

Il mio nome nel margine d’un foglio

Ai bordi dell’altrui vita
ho vissuto come una brezza
sul mare, sulle onde smarrita.

Nel margine d’un foglio
il mio nome, un indirizzo
pagina d’un racconto spoglio.

Ai limiti d’un piccolo mondo
le mie impronte: sulla roccia;
sulle foglie; sulla corteccia grezza.
Incise nel cuore che nascondo.

Ventimiglia, 4 Dicembre 01

Sul ciglio del mio universo

C’è un vuoto
un’ansia
come un rumore nero
Assenza immane
scalciando nel letto
a cercare il sonno
m’agito come sospeso
sul ciglio
del mio universo
fiato mozzato
ed uno strano silenzio
fatto di
pianeti lontani
orbite assurdamente sconfinate
mute comete che annunciano il nulla
nell’angoscia
del cupo silenzio
odo solo il mio cuore
che batte.

Mondi di passi perduti

Mondi di passi perduti
cieli senza orizzonti
e deserti di nebbia
Un ponte è un arco
sopra costellazioni
ma di mattoni cadenti
e polverosi fatto.
E piccole anime appaiono
come api operose
ed esauste sollevano con un soffio
il mondo.
Gabbiani su lampioni addormentati
fissano le onde sfinite
che a riva come cera vanno
a consumarsi,
ed il vento sospeso come dissuaso
e smisurato sospiro,
e le conchiglie adagiate sulla rena
che sfidano come stremate stelle,
i bagliori del primo giorno
ed il solco delle orme
delle mie orme
già dissolte
smarrite.

Rami di nocciolo e di ciliegio

Eremo nascosto e caldo
mare sterminato: il mio cuore.
Insistono su di me: una goccia;
le tracce d’universo;
i miei passi sulla sabbia;
orchidee e bagliori di sole;
fasci di luce
ed orrido e sconfinato nulla.

Raccolgo tenacemente
rami di nocciolo e ciliegio
offrendoli a chi amo, tacendo.

Ecco, come amo
presentarvi la mia anima,
ho appena staccato le ali,
riposte in un qualche giaciglio
esposte al solo sguardo d’ombre
magnifiche e dell’oscuro mistero.

Ventimiglia, 07 gennaio 02